Alla Biennale di Venezia 10 straordinarie cappelle per il padiglione del Vaticano

Alla Biennale di Venezia per la prima volta il padiglione del Vaticano, con 10 suggestive cappelle realizzate da architetti di fama internazionale

La Mostra Internazionale dell’Architettura della Biennale di Venezia intitolata ‘Freelance’ e giunta alla sua 16° edizione, presenta quest’anno un’eccezionale novità: il padiglione del VaticanoVatican Chapels, immerso nel bosco dell’Isola di San Giorgio Maggiore, all’interno della Fondazione Cini.

E’ qui che sono state dislocate 10 cappelle, progettate da altrettanti architetti, di provenienza e fede diverse, che si sono ispirati nelle loro opere alla ‘Cappella del Bosco’ di Gunnar Asplud, costruita nel 1920 nel cimitero di Stoccolma.

Per le Vatican Chapels sono stati impiegati materiali diversi, tutti riciclabili e smontabili come ceramica, calcestruzzo leggero e armato, acciaio, legno. Ai 10 architetti sono state date inoltre delle regole di dimensione, disposizione, riproduzione di oggetti, ma soprattutto è stata consegnata la sfida di inserire questi piccoli spazi sacri all’interno del bosco, emblema di una natura benevola che riconcilia lo spirito.

Come specificato dal curatore del progetto, le dieci cappelle non sono chiese consacrate, ma piuttosto “punti di orientamento nel labirinto della vita. In molte, anche se non era stato richiesto, ricorre il simbolo della croce, in tutte ci sono invece l’altare e il leggio”.

Come ha chiarito il Cardinale Ravasi, commissario del Padiglione del Vaticano alla Biennale di Venezia “la decisione del Vaticano di entrare nell’orizzonte dell’architettura è il risultato di un lungo itinerario. Alla fine dell’800 si è consumato il divorzio tra arte e fede che per secoli avevano camminato insieme. Una frattura che anche in tempi recenti ha prodotto edifici sacri modesti, privi di spiritualità e di bellezza”.

Straordinarie le opere realizzate: si va da un enorme cilindro di cemento con la consistenza del film a bolle ad un muro dalle tonalità di terracotta progettato per incanalare la prima luce del sole, al “santuario” in pietra affondato, ad una cabina in legno carbonizzato fino ad un semplice capannone monocromatico.

Ecco, in estrema sintesi, la descrizione di queste opere, che costituiscono il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia.

Andrew D. Berman (Stati Uniti) – La cappella di Berman è stata progettata per mostrare come un umile capannone può essere un luogo spirituale. Costruito con componenti in legno leggero e policarbonato traslucido, la struttura monocroma presenta un grande portico all’ingresso. Nella parte posteriore degli interni verniciati di nero, un sedile singolo è posto sotto un lucernario, evidenziando il contrasto tra luce e ombra.

Francesco Cellini (Italia) – La cappella dell’architetto Francesco Cellini è composta da due volumi intersecati, formati da piani in bianco e nero che si piegano per formare sedili e superfici. La struttura è progettata per sembrare a malapena a contatto con il terreno.

Javier Corvalàn Espínola  (Paraguay) – Un’enorme sezione trasversale di un cilindro sollevata da terra in un angolo forma la cappella dall’architetto paraguaiano Corvalán. Anche se incontra il terreno solo in un punto, crea un recinto chiaro. All’interno, i visitatori possono guardare in alto per vedere una croce tridimensionale sospesa tra i rami degli alberi a strapiombo.

Flores & Prats (Spagna) – L’opera degli spagnoli Flores & Prats è caratterizzata da un muro di grandi dimensioni, perforato da una porta angolare e una grande piattaforma ad arco. Chiamata The Morning Chapel, la struttura dai toni color terracotta presenta una finestra di alto livello che è allineata per canalizzare la prima luce del sole del giorno fino all’altare.

Norman Foster (Gran Bretagna) – Il famoso studio inglese ha invece progettato una cappella fatta da sottili travi di legno, sostenuta da una struttura minima di colonne e cavi d’acciaio e coperta di viti di gelsomino. Ad una estremità, i visitatori sono trattati per una vista incorniciata verso il mare.

Terunobu Fujimori (Giappone) – Nella cappella di Terunobu Fujimori i tronchi d’albero, tagliati grossolanamente in profili quadrati, creano un colonnato informale all’ingresso simile a una cabina della Fujimoro. L’edificio ha un esterno in legno carbonizzato, mentre all’interno presenta una superficie del pavimento in scandole e una parete maculata con particelle di carbone.

Sean Godsell (Australia) – L’architetto Godsell ha creato la sua cappella come una struttura dinamica, in grado di rivelare o nascondere il suo contenuto, attraverso l’uso di ampi lembi mobili su ciascuno dei suoi quattro lati. Quando ci si trova sotto la struttura, ai visitatori viene offerta una vista del cielo incorniciato dalle scintillanti pareti interne dorate della torre.

Carla Juacaba (Brasile) – La più semplice cappella del gruppo è dell’architetto Juaçaba: realizzato con quattro canne in acciaio, ciascuna con superfici specchiate che insieme formano una croce e una panca. La struttura è leggermente rialzata da terra su supporti in cemento, per consentirgli di proiettare un’ombra più grande.

Smiljan Radic Clarke (Cile) – La cappella di Radić è ispirata dai santuari lungo la strada, comuni in Cile. I suoi muri di cemento scuro sono stati gettati contro un involucro di bolle, creando all’interno una trama a nido d’ape. L’edificio presenta anche un’enorme porta di legno appesa ad angolo e perni aperti, creando un insolito sbalzo con la parete esterna.

Eduardo Souto de Moura (Portogallo) – Spessi muri in pietra incorniciano la cappella leggermente sommersa progettata dall’architetto Souto de Moura, che è anche  uno dei vincitori del Leone d’Oro della Biennale di quest’anno. Una sporgenza intorno ai lati crea un posto dove i visitatori possono sedersi, mentre una pietra a un’estremità può funzionare come un’alternativa.

 

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