Il decreto BIM è stato firmato: si apre una nuova fase per l’applicazione del BIM in Italia

Il decreto BIM è stato firmato: un’analisi sull’Ambiente di Condivisione Dati e sul Capitolato Informativo

Come ampiamente comunicato da tutti gli organi di informazione del settore, il cosiddetto decreto BIM (il cui testo era stato redatto dalla Commissione Ministeriale presieduta dall’ing. Baratono Provveditore alle opere Pubbliche della Lombardia e Emilia-Romagna) è stato firmato nei primi giorni di questo mese dal Ministro Delrio.

Sin d’ora appare evidente come il “testimone della partita” sia passato ufficialmente e inderogabilmente in capo alla PA. Il testo del decreto, infatti, si rivolge alle pubbliche amministrazioni, richiedendone la digitalizzazione dei processi dei lavori pubblici e indicandone requisiti e procedure essenziali.

La schedulazione dei tempi di entrata in vigore degli obblighi, ancorché rappresenti l’aspetto di maggiore effetto “emozionale”, certamente non costituisce l’aspetto decisivo e fondamentale, almeno per due ordini di motivi:

  • l’assenza di aspetti sanzionatori (almeno stando a quanto indicato nell’ultimo schema di decreto disponibile pubblicamente)
  • non è chiaro cosa operativamente occorra fare entro i termini di scadenza temporale

Dunque la questione è se sia chiaro cosa dovrà accadere da qui in avanti all’interno delle stazioni appaltanti.

Il comportamento del mondo delle professioni del comparto ne sarà inevitabilmente e conseguentemente determinato.

Ambiente di Condivisione Dati e Capitolato Informativo

Alcuni nuovi termini entrano definitivamente a far parte del mondo delle costruzioni:

  • Ambiente di Condivisione Dati
  • Capitolato Informativo

L’Ambiente di Condivisione dei Dati è il luogo, organicamente strutturato, dove le informazioni progettuali evolvono in maniera condivisa e controllata. È, quindi, la sorgente unica e affidabile di qualsiasi informazione della commessa, dove è possibile rintracciare qualsiasi informazione nella versione più corretta (alla fase di evoluzione del lavoro) e più aggiornata.

Affinché questo avvenga, occorre che le informazioni siano rese disponibili in maniera interoperabile e che siano precisati ruoli e responsabilità degli attori della commessa, in maniera chiara e definita.

L’indicazione di “chi fa cosa”, vale a dire l’evidenziazione di chi è chiamato ad assumere le decisioni con l’attribuzione delle relative conseguenti responsabilità, così come l’automatica tracciabilità di tutti gli interventi di modifica e integrazione delle informazioni depositate che si sono succedute durante lo sviluppo della commessa, sono alcuni degli aspetti maggiormente rilevanti dell’Ambiente di Condivisione dei Dati.

Analogamente possiamo dire che il Capitolato Informativo costituisce, in estrema sintesi, la formalizzazione dei requisiti digitali della Committenza: vale a dire la formalizzazione sia del processo di gestione informativa che di indicazione di cosa debba essere modellato e secondo quali modalità.

Entrambi, l’Ambiente di Condivisione dei Dati eil Capitolato Informativo, sono aspetti d’interesse dei contratti che vincolano l’Amministrazione Appaltante e l’organizzazione aggiudicataria, per cui è facile comprendere come essi impongano un ripensamento e una riorganizzazione interna delle abituali prassi operative delle Committenze pubbliche.

In altri termini non vi è più spazio per prassi approssimative, talvolta ambigue, improntate essenzialmente all’avvio di un  intervento, contando sulla possibilità di un “aggiustarsi” sempre possibile in corso d’opera.

Interoperabilità

Anche l’obbligo dell’interoperabilità dei dati prodotti durante l’intero sviluppo della commessa è previsto esplicitamente dal decreto BIM e ne rappresenta un aspetto innovativo rilevante.

Il decreto sposterà progressivamente dal supporto cartaceo a quello digitale l’autorevolezza di costituire documentazione di riferimento, rendendo indispensabile e indifferibile l’obbligo di produrre informazioni digitalmente ma senza essere vincolati a specifiche case di software.

Ecco quindi la necessità di produrre file in formato interoperabile, vale a dire in formato aperto e non proprietario: notoriamente quello che oggi ha assunto rilevanza mondiale è il formato IFC, prodotto e sviluppato da building Smart International.

Il decreto richiede alle amministrazioni pubbliche di predisporre appositi piani di investimento finalizzati all’approvvigionamento strutturale, di formazione e organizzativa.

Tale richiesta, invero, ha già generato forte perplessità in tante pubbliche amministrazioni circa la reale possibilità del reperimento delle risorse necessarie, nell’attuale contesto politico di contrazione e tagli operati da parte dello Stato nei confronti delle Amministrazioni periferiche.

Specificatamente per quanto concerne la dotazione strutturale di hardware e software in particolare, occorre segnalare come l’ampia offerta a cui si assiste, in larga misura non sia in grado di offrire adeguate garanzie di effettiva aderenza agli standard internazionali IFC.

Building Smart International, infatti, oltre che sviluppare lo standard IFC, rilascia apposita certificazione di effettiva aderenza a tale standard, alle case di software che vogliano sottoporre i file da loro stessi creati a verifica da parte Building Smart International.

In questo quadro, solo poche software house sul piano mondiale (e solo ACCA software S.p.A. sul piano nazionale) sono in grado di produrre tale certificazione di conformità. (vedi figure).

Come la dotazione strutturale anche la formazione e l’organizzazione, o meglio, la riorganizzazione interna operata in prima persona dalla Pubblica Amministrazione rivestono importanza fondamentale alla luce di quanto descritto precedentemente: l’alternativa potrà solo essere un nuovo fiorire di un “mercato delle consulenze”, soluzione di corto respiro non certamente interessata al maturare di una nuova cultura organizzativa e digitale nelle Stazioni Appaltanti.

Ma torneremo prossimamente su tali aspetti organizzativi, anche alla luce dell’imminente inchiesta pubblica della UNI 11337-7 relativa ai requisiti per le nuove figure professionali, BIM manager, BIM coordinator, BIM specialist.

 

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