8 edifici di Wright candidati a patrimonio dell’UNESCO

Ecco le opere progettate dall’architetto Frank Lloyd Wright, tra cui il Guggenheim Museum di New York, Fallingwater e Robie House, candidate a diventare Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO

Dopo il 2016, il Frank Lloyd Wright Building Conservancy ritenta la nomination a Patrimonio UNESCO per 8 edifici di uno dei maestri dell’architettura del Dopoguerra.

L’organizzazione intitolata a Wright ha presentato ‘The 20th-Century Architecture of Frank Lloyd Wright‘, un dossier con l’analisi degli edifici dell’architetto americano per avallare la nomination, dopo la decisione di rinvio del World Heritage Committee del luglio 2016.

Se la candidatura andrà a buon fine, l’insieme degli 8 edifici andrà ad unirsi a una lista di oltre 1000 siti Patrimonio dell’Umanità, andando a costituire il ventiquattresimo sito collocato negli Stati Uniti.

Il testo presentato, oltre a dare le motivazioni per cui gli edifici debbano essere iscritti nella lista dell’UNESCO, propone altri nomi che si potranno aggiungere in un secondo momento.

Per conoscere l’esito di quella che per ora è solo una proposta sarà necessario attendere l’estate: a luglio tutte le candidature pervenute saranno oggetto di valutazione da parte degli specialisti che prenderanno parte al World Heritage Meeting; solo allora sapremo se gli edifici selezionati, considerati all’unanimità tra i più rappresentativi della sua lunga carriera, diverranno Patrimonio dell’Umanità affiancandosi a iconiche architetture come il Taj Mahal in India o l’Acropoli di Atene in Grecia.

Vediamo quali sono queste opere e perché dovrebbero essere iscritte nella Worl Heritage List.

1. Unity Temple

Edificio dalla forma cubica astratta, utilizza in maniera innovativa il cemento armato, unendo l’intento estetico e la struttura. Unity Temple è stato costruito nel primo decennio del XX secolo, una radicale frattura dai principi dell’architettura religiosa occidentale. Attualmente è l’unico esempio rimasto di edificio pubblico riconducibile al Prairie style.

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Il progetto che Wright presentò alla congregazione ruppe con quasi tutte le convenzioni esistenti per l’architettura ecclesiastica tradizionale occidentale. L’edificio si compone di due grandi corpi cubici contrapposti: la chiesa e la casa parrocchiale.

La sensazione dello spazio si rivela all’interno della chiesa, dove quattro grandi colonne, arretrate rispetto al filo del muro esterno, sostengono le lastre di copertura. In questo tetto piatto si aprono dei lucernari quadrati e le pareti esterne arrivano fino al secondo piano senza finestre, per proteggere il tempio dai rumori della strada.

Al piano superiore le pareti si trasformano in schermi di vetro che arrivano fino ai lucernari. In tal modo all’interno lo spazio sembra illimitato, con la luce esterna che si riversa nell’edificio dall’alto e da tutti i lati.

Sui tre lati della chiesa dell’Unity Temple, ci sono due livelli di gradonate a cui si accede attraverso le rampe angolari che formano volumi a torre. Sul perimetro, intorno agli elementi strutturali disposti agli angoli del quadrato centrale, si sviluppa un percorso anulare più basso che passa cioè sotto le gradonate.

L’organizzazione dello spazio ruota tutta intorno ai quattro pilastri angolari principali. La chiesa può contenere quasi 400 persone distribuite sui tre lati, in modo da ottenere un effetto di intimità e raccoglimento verso i pastori.

Nel soffitto dell’Unity Temple si ritrova il quadrato a formare una tessitura di cassettoni profondi che si incrociano: il quadrato viene proposto da Wright dall’organizzazione planimetrica e volumetrica, fino alle tessiture geometriche dei dettagli. Tale elemento geometrico si ritrova anche nel disegno dei patterns delle vetrate e nella tessitura dei lucernari a cassettoni del soffitto.

L’illuminazione artificiale dell’Unity Temple è “a grappolo”; gli apparati luminosi in sospensione sono una reminescenza del design giapponese. Le palle delle lampade rappresentano un marcato segno della forma sferica nella dominante linearità della sala. La lunghezza delle aste delle lampade sembra abbassare l’altezza del soffitto. La luce esterna si riversa nella sala della chiesa dall’alto e da tutti i lati.

I colori della grande sala sono tutti relazionabili alla tinta gialla dominante. Sebbene vi siano grigio, verde e bianco, una unificante tinta gialla calda e splendente si diffonde ovunque.

2. Robie House

Questo edificio è considerato la Prairie house per antonomasia, con la caratteristica principale della pianta aperta del piano terra. Realizzata nel 1910 quando le abitazioni avevano un determinato schema distributivo dallo sviluppo verticale, questa architettura rivoluziona completamente gli spazi interni consentendo di spostarsi nei vari ambienti in maniera orizzontale. Fondamentale è il concetto del camino posto al centro dell’ambiente, quale vero e proprio focolare domestico, con tutta la sua simbologia.

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La Robie House ha una struttura esterna in mattoni, con scheletro in cemento e ferro. I mattoni sono bassi e lunghi perfettamente uniti in orizzontale con evidenza dei ricorsi per dare un effetto di continuità orizzontale. Lo sbalzo delle coperture contribuisce a dissimulare la verticalità dell’edificio.

Nella Robie House non esiste un unico accesso: si può accedere all’abitazione dall’ingresso principale, che tuttavia è celato e si trova in posizione laterale sul retro della casa, dal cortile insieme alle auto e da una scala che porta sulla terrazza. Alla terrazza del soggiorno della Casa Robie si accede anche dall’esterno con qualche gradino.

Il soggiorno della casa Robie ha un’unica sequenza ininterrotta di porte finestre. I pannelli vetrati sono scanditi da listelli di legno, un chiaro riferimento ai pannelli modulari delle case giapponesi. L’altezza interna è limitata, con una fascia continua in legno per il soffitto ed elementi lineari a sbalzo che portano globi di luce.

Il soggiorno-pranzo è un unico grande spazio con al centro il camino, che separa la zona pranzo dalla zona soggiorno.

La distribuzione planimetrica dell’edificio si organizza sul rapporto tra due rettangoli sfalsati. Il primo di essi, costituito da un unico grande vano diviso dal camino, raccoglie gli spazi di relazione e più rappresentativi: al piano terra la sala biliardo e la stanza da gioco (oltre al locale caldaia e lavanderia), al piano primo il soggiorno e la sala da pranzo. Nell’altro rettangolo sono disposti, sempre su due livelli, i servizi e gli spazi per la servitù. Nel punto di giunzione tra queste due parti, Wright dispone l’ingresso, i corpi scala e a un livello più elevato le camere da letto.

L’intero arredamento della Casa Robie è stato progettato da Wright. Particolarmente famose sono la tavola e le sedie della sala da pranzo. La tavola ha agli angoli quattro pilastri che sostengono lampade di vetro colorato e ripiani per composizioni floreali. Collocando i corpi illuminanti ai lati della tavola viene liberato lo spazio centrale interno della tavola. Le sedie hanno spalliere alte, lineari.

3. Taliesin West

Taliesin West fonde perfettamente struttura e paesaggio, evocando antiche culture e l’essenza primordiale del suo deserto. L’influenza degli indigeni americani è presente anche nella ripetizione, come elemento decorativo, di un tradizionale disegno nativo americano chiamato “freccia vorticosa” (una spirale quadrata).

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Incastonata tra le colline del deserto dei monti Mcdowell a Scottsdale, in Arizona, quest’architettura era la casa invernale di Wright che la definiva: “uno sguardo oltre il bordo del mondo”. Oggi è la sede della Frank Lloyd Wright Foundation e della scuola di architettura.

L’intero complesso è costruito utilizzando la pietra locale, sia per l’esterno che per gli interni: per i muri sono state usate pietre di colore diverso (ambra, rosa, marrone), poste in delle casseforme di legno e tenute insieme da cemento mescolato con sabbia. I muri avevano varie inclinazioni, poiché secondo Wright solo cosi avrebbero potuto ricalcare i contorni delle montagne dell’Arizona.

Su questi muri massicci una rete di travi in legno rosso rinforzate poi con l’impiego dell’acciaio e una copertura di catrame e ghiaia. Altri tetti invece sono stati realizzati con pietra e cemento, come quello del piccolo teatro.

Per finire numerose fontane, disposte nel cortile, in contrasto con l’aridità del deserto.

4. Taliesin East

Fu la casa, lo studio e la tenuta agricola di oltre 300 ettari di Frank Lloyd Wright. Ricostruita e ampliata, dopo due grandi incendi, è strettamente integrata alla collina dove sorgeva la vecchia residenza dei nonni nella valle del fiume Wisconsin. Il nome è un omaggio alle origini gallesi della sua famiglia e significa “fronte splendente”.

wright - Taliesin_east

Il complesso presenta elementi architettonici che sono il marchio di fabbrica di Wright: i tetti a sbalzo, le ampie finestre e l’open space. I materiali di costruzione sono tutti stati reperiti in loco.

5. Hollyhock House

Con un design unico, è un esempio di interpretazione moderna delle forme indigene. Progettata e realizzata a Hollywood tra il 1918 e il 1921, quando l’industria cinematografica si stava affermando, in contrasto con le facciate Art Déco dell’epoca, l’abitazione presenta una forma che ricorda l’antica Meso-America. La sua decorazione è parte integrante della forma.

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La richiesta di Barnsdall per una residenza che fosse metà casa e metà giardino ispirò le numerose terrazze, colonnati e pergolati che si uniscono agli spazi interni ed esterni di Hollyhock House. Una serie di terrazze sul tetto sfrutta il clima temperato, offrendo magnifiche viste sul bacino di Los Angeles e sulle colline di Hollywood.

Le malvarose stilizzate appaiono sui finials del tetto, i mobili, le vetrate artistiche e le bande ornamentali di cemento armato all’esterno della struttura. Frank Lloyd Wright usò il cemento per il colonnato; la casa di 6.000 metri quadrati, tuttavia, non è in cemento.

Strutturalmente, la piastrella in argilla cava al primo piano e la struttura in legno sul secondo piano sono ricoperti di stucco per creare una struttura in muratura dall’aspetto del tempio.

6. Jacobs House

La Herbert and Katherine Jacobs House è la prima delle case usoniane (Usonia è una storpiatura di Usona: acronimo di United States of North America) di Wright, un progetto per una famiglia di modesti mezzi e senza servitori.

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Una casa unifamiliare suburbana indipendente, costruita durante la Depressione negli anni ’30, che rispondeva alle esigenze abitative degli americani. Con la sua organizzazione, progettazione e costruzione innovativa è stata la risposta al cambiamento della società verso un’informalità senza schemi e ruoli: il modello fungerà da apripista per i progetti residenziali delle case americane del dopoguerra.

7. Guggenheim Museum

Il Guggenheim Museum è un capolavoro architettonico che segna una netta frattura dalla concezione ‘accademica’ di museo: forme organiche e percorsi dinamici che per l’architettura museale hanno rappresentato un punto di non ritorno.

Il suo aspetto si discosta dall’immagine dei grattacieli che circondano il museo sia per forma che per colore. Si presenta come una costruzione inconfondibile nel panorama quasi omogeneo di Manhattan: bianco e relativamente basso. L’idea è quella di una ziggurat, una spirale capovolta che sale dal piano terra e si allarga come un nastro che viene srotolato sino alla fine dell’edificio.

wright - Guggenheim Museum

La linea curva è certamente dominante, anche se le diverse parti del museo sono un vero assemblaggio di linee e forme geometriche regolari: triangoli, ellissi, archi e quadrati che conducono l’osservatore attraverso uno spazio continuo e armonico.

Per via dell’insolito progetto l’edificio scatenò accese polemiche durante la sua costruzione negli anni ’50, ma oggi è ormai diventato uno dei simboli della città. Ed infatti l’ampio edificio a spirale, già di per se scultura, offusca quasi la collezione d’arte del Novecento custodita al suo interno.

Wright, contrariamente al funzionamento dei musei tradizionali, costituiti da sale in successione, fa coincidere il museo con un percorso a spirale discendente: i visitatori salgono in ascensore all’ultimo piano per poi scendere a piedi lungo la spirale incurvata e illuminata da un ampio lucernario centrale, liberi di riprendere l’ascensore a qualsiasi livello si trovino. La luce naturale entra dall’alto in modo uniforme e induce il visitatore a sollevare lo sguardo verso l’alto.

Il concetto rivoluzionario ha anche i suoi svantaggi: nel Guggenheim non ci sono pavimenti in piano, ad eccezione dello spazio di ingresso centrale che Wright non intendeva usare come spazio espositivo bensì come uno spazio di socializzazione; non ci sono pareti rettilinee alle quali fissare agevolmente i dipinti, e la ridotta altezza  delle rampe  non permette l’esposizione di grandi opere. La gran parte delle opere a parete deve essere montata sui muri perimetrali inclinati attraverso delle speciali barre metalliche distanziatrici (benchè Wright prevedesse che fossero fissati seguendo l’inclinazione dei muri stessi).

8. Fallingwater

Casa Kaufmann, la famosa casa sulla cascata è considerata il fiore all’occhiello dell’architettura organica di Wright, un esempio dell’auspicabile equilibrio tra natura e architettura.

Un’architettura che è parte integrante dell’ambiente boschivo da cui riprende i colori e i materiali, come la roccia della cascata che, più o meno levigata, diventa il pavimento del piano terra. Un design che abbraccia, e soprattutto rispetta, la natura che circonda la costruzione. Basti pensare alle terrazze a sbalzo sull’acqua che sembrano perdersi tra gli alberi.

wright - Fallingwater

La celebre Casa sulla Cascata fu costruita tra il 1936 e il 1939 in prossimità di un salto d’acqua sul torrente Bear Run nei boschi della Pennsylvania.

Tutti gli elementi verticali della casa, arretrati rispetto al torrente, sono costruiti in pietra locale con pietre leggermente in rilievo per conferire alla superficie dei muri un aspetto scultoreo, mentre tutti gli elementi orizzontali, i tre piani della casa protesi nel vuoto, sono in calcestruzzo gettato in opera.

Le lunghe vetrate racchiudono lo spazio interno annullando il concetto tradizionalmente inteso di finestra e liberando la visuale verso la natura circostante.

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Casa sulla cascata – rendering realizzato con Edificius

 

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