Smart city: la classifica delle città italiane ‘intelligenti’

Milano arriva prima: ecco il risultato del rapporto ICity Rate 2018 di ForumPA con la classifica delle smart city italiane tra 107 comuni capoluogo

ICity Rate è il rapporto annuale, realizzato da ForumPA e giunto alla settima edizione, per fotografare la situazione delle città italiane nel percorso verso le smart city, ovvero più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili.

smart city - icityrate

Smart city, cos’è

La città intelligente (dall’inglese smart city) in urbanistica e architettura è un insieme di strategie di pianificazione urbanistica tese all’ottimizzazione e all’innovazione dei servizi pubblici così da mettere in relazione le infrastrutture materiali delle città «con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita» grazie all’impiego diffuso delle nuove tecnologie della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, al fine di migliorare la qualità della vita e soddisfare le esigenze di cittadini, imprese e istituzioni.

Il progetto nasce a livello mondiale, con la città di Rio de Janeiro che svolge il ruolo di pioniere dei primi esempi di implementazione intelligente delle tecnologie al fine di migliorare la vita dei cittadini. In quel contesto si è iniziato a usare l’aggettivo ‘smart’ (2010).

ICity Rate 2018, l’analisi dei risultati

FPA ha individuato e analizzato 15 dimensioni urbane che in ambito nazionale e internazionale definiscono traguardi per le città: occupazione, ricerca e innovazione, solidità economica, trasformazione digitale, energia, partecipazione civile, inclusione sociale, istruzione, attrattività turistico-culturale, rifiuti, sicurezza e legalità, mobilità sostenibile, verde urbano, suolo e territorio, acqua e aria.

Milano vince l’ICityRate per il quinto anno consecutivo, con ottimi risultati soprattutto negli ambiti di solidità economica, ricerca e innovazione, lavoro, attrattività turistico-culturale, anche se ancora in ritardo nelle dimensioni ambientali, come il consumo di suolo e territorio (appena 76ª) e qualità dell’aria e dell’acqua (solo 96ª).

La segue Firenze. Il capoluogo toscano registra risultati eccellenti sui fronti attrattività turistico-culturale e trasformazione digitale (prima posizione) e si colloca fra le prime città per mobilità sostenibile, stabilità economica, istruzione, lavoro, partecipazione civile ed energia.

Terza Bologna, che conferma la sua leadership negli ambiti del lavoro, energia e governance e partecipazione civile e guadagna un ottimo posizionamento per trasformazione digitale, istruzione, ricerca e innovazione e inclusione sociale.

smart city good life

Trento, Bergamo, Torino, Venezia, Parma, Pisa e Reggio Emilia completano la classifica delle prime dieci smart city italiane.

Un gruppo in cui emerge un forte blocco di città medie con ottime performance, come Trento, che guadagna una posizione grazie ai buoni risultati nella gestione dei rifiuti, Bergamo, che passa dal sesto al quinto posto e si distingue in particolare per solidità economica e gestione del verde urbano, Parma, prima per inclusione sociale e consumo di suolo e territorio, e Pisa, eccellenza nell’istruzione.

Roma continua il suo percorso di lento avvicinamento al gruppo delle prime dieci, recuperando due posizioni rispetto al 2017 (sale dal 17° al 15° posto), grazie soprattutto alle buone performance negli ambiti di trasformazione digitale, turismo e cultura, innovazione e istruzione.

Le città più smart d’Italia nel 2018 si trovano tutte al Centro-Nord.

Il gap con le città del meridione non riguarda soltanto le dimensioni, su cui gravano pesanti ritardi strutturali (occupazione, solidità economica, ricerca e innovazione), ma anche quegli ambiti, come l’energia e la trasformazione digitale, in cui ci sarebbero le opportunità per accorciare le distanze.

Gli unici ambiti in cui le città meridionali riescono a contenere il distacco, e in alcuni casi ad affacciarsi ai vertici delle graduatorie nazionali, sono quelli ambientali (verde urbano, suolo e territorio e soprattutto acqua e aria).

Vibo Valentia, Brindisi e Nuoro sono tra le prime dieci città italiane per tutela di acqua e aria; Messina e Matera per il verde urbano; L’Aquila, Ragusa, Lecce e Crotone per suolo e territorio.
Per il resto solo Cagliari riesce a inserirsi in due ambiti (istruzione e sicurezza) tra le prime ventuno, Lecce emerge solo per trasformazione digitale, Oristano, Chieti e Isernia per i rifiuti e Nuoro per l’inclusione sociale.

Non mancano, tuttavia, città del Sud e delle Isole che hanno mostrato segni di dinamismo. Oltre a Cagliari (che migliora dalla 47° alla 43° posizione in classifica generale), si individuano Lecce (che guadagna nove posizioni), Nuoro, Cosenza, Catania e Catanzaro i cui indicatori, almeno in alcuni ambiti, fanno rilevare dei significativi progressi migliorando il posizionamento complessivo.

Nella fascia alta della classifica, sono alcune città di media o piccola dimensione (tutte sotto i 100mila abitanti) a registrare i progressi più significativi: Pordenone, Cremona, Udine, Treviso, Biella, Lodi e Belluno.

Alcune di queste realtà (in particolare Pordenone e Belluno, ma anche Treviso e Lodi) si caratterizzano per l’ottima performance ottenuta in ricerca e innovazione grazie anche all’insediamento, nel capoluogo o nella provincia, di luoghi di concentrazione e promozione dell’innovazione produttiva.

A questa caratteristica spesso si affianca quella di elevati livelli di sicurezza (Pordenone, Udine e Biella sono tra le prime dieci nell’indice settoriale), di buoni livelli di inclusione sociale (in particolare a Udine e Pordenone) e di buona gestione dei rifiuti (Treviso, Belluno e Pordenone sono tra le prime dieci nell’indice di ambito).

Cremona si colloca nel gruppo grazie anche ai risultati ottenuti nella trasformazione digitale, nella mobilità sostenibile e nell’energia e Lodi ottiene un buon piazzamento anche nell’indicatore relativo al verde urbano.

Le Smart city del futuro

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Come possiamo immaginare le nostre città tra una decina di anni?

In edilizia avremo edifici che potranno essere gestiti a distanza e avranno sistemi automatici ed intelligenti per ridurre i consumi e prevenire incidenti come fughe di gas e incendi.

I nuovi edifici (ce lo auguriamo) saranno non solo antisismici, ma anche in grado di garantire sicurezza in caso di alluvioni ed eventi meteorologici estremi.

La tendenza è ad un aumento della popolazione nelle città: le città saranno più popolose e soprattutto più densamente abitate, ossia concentrate in un’area relativamente piccola: ciò permetterà di consumare meno suolo e di aumentare l’efficienza in termini di spostamenti urbani e consumi domestici.

Con l’obiettivo, ancora lontano ma raggiungibile, di arrivare alla totale autosufficienza energetica.

All’interno delle città si affermeranno nuovi modelli per la produzione di cibo: l’agricoltura urbana includerà serre sui tetti degli edifici, giardini verticali, fattorie automatizzate, orti all’interno di scuole e aziende, progetti di coltivazione collaborativa e sistemi domestici per produrre in casa i propri ortaggi in maniera intensiva o aziende agricole sotterranee.

Sistemi di coltivazione che sfrutteranno non solo l’illuminazione naturale, ma anche quella artificiale a led.

Fuori casa, negli spazi aperti, si cercherà invece di favorire le aree verdi, restituendo alla natura tutto lo spazio possibile e ottenendo benefici anche a livello estetico. La coesistenza tra elementi naturali e hi-tech nelle aree pubbliche sarà uno degli elementi chiave, permettendo ai cittadini di godere dei parchi e delle aree sportive all’aperto anche durante le ore notturne. Ciò sarà possibile grazie a nuove forme di illuminazione, capaci di riprodurre artificialmente le condizioni di luce diurna.

Nelle smart city del futuro, l’illuminazione pubblica sarà fondamentale anche a livello di connettività: le potenzialità di lampioni e punti luce non si limiteranno alla gestione intelligente e sostenibile della luminosità urbana, domestica e in agricoltura, ma includeranno anche servizi legati alla capacità di connettere e porre in comunicazione sistemi intelligenti.

Una volta connesso con altri oggetti, un lampione potrà ad esempio diventare un punto di riferimento per il tragitto delle auto a guida autonoma, potrà occuparsi della gestione dei parcheggi e creare, con altri lampioni, una rete urbana da sfruttare per gestire il traffico e i flussi di veicoli, ottimizzando non solo il percorso delle singole auto bensì tutta la circolazione.

L’evoluzione delle città riguarderà anche gli impianti energetici. Oltre agli incentivi sulle fonti rinnovabili, l’innovazione interesserà le reti elettriche, con la creazione di griglie su scala locale che gestiranno sia l’energia elettrica sia i sistemi di riscaldamento.

Si tratta delle cosiddette smart grid, in grado di ottimizzare i consumi generando energia in base alla domanda.

Sul tema dei rifiuti si diffonderanno cassonetti intelligenti, capaci di monitorare il livello di riempimento e comunicarlo a un gestore centralizzato. Impianti di digestione anaerobica consentiranno di riciclare i rifiuti organici, ottenere fertilizzanti e iniettare l’energia prodotta durante il processo di decomposizione direttamente all’interno della griglia energetica.

smart city

La tendenza per le infrastrutture e trasporti sarà verso spostamenti sempre più spesso a piedi o in bicicletta, sia durante il giorno sia nelle ore notturne grazie anche ad arredi urbani di nuova generazione. A tutto ciò si assocerà una tendenza iper-locale, ossia la diffusione di hub vicini alle abitazioni in cui si possa lavorare, acquistare cibo e trovare tutto ciò di cui si ha bisogno, senza la necessità di compiere faticosi e costosi spostamenti.

Per i viaggi più lunghi, oltre l’ingresso nel mercato dei veicoli a guida autonoma, che si muoveranno interagendo con gli altri veicoli o con altri oggetti fissi come i lampioni, ci sarà anche una progressiva evoluzione dai motori tradizionali basati sui combustibili fossili verso i motori elettrici. A livello urbano questo si tradurrà nella moltiplicazione di punti per la ricarica rapida.

Altro elemento di novità sarà l’integrazione tra i diversi tipi di trasporto pubblico, con itinerari acquistabili in soluzione unica anche se coinvolgono mezzi di trasporto diversi.

Una presenza a cui dobbiamo quanto prima abituarci sarà quella dei droni, che potranno essere protagonisti della sorveglianza urbana così come dei sistemi di consegna, interagiranno con i lampioni dell’illuminazione pubblica, sfruttandoli per orientarsi e muoversi all’interno della città.

 

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