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CDE BIM: il binomio perfetto per la trasformazione digitale nelle costruzioni

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Il CDE e il BIM sono due tecnologie complementari. Scopri come insieme accelerano la trasformazione digitale del settore delle costruzioni

Sappiamo già quasi tutto del BIM mentre, con ogni probabilità, sappiamo molto meno del CDE (in Italia conosciuto come ACDat, ambiente condivisione dati). Vediamo in questo articolo cos’è il CDE, perché si parla di CDE e BIM, come è strutturato un CDE e quali sono le norme tecniche sull’ambiente di condivisione dati.

CDE e BIM: il Common Data Environment a supporto del settore delle costruzioni

Con il termine Building Information Modeling (BIM) si descrive il processo di creazione e gestione di un modello digitale contenente informazioni di diverso tipo (strutturali, energetiche, geometriche, impiantistiche, ecc.) di un edificio, sia esso in fase di progettazione/costruzione o già esistente. Tale processo richiede uno strumento specifico per la gestione di tutte le informazioni, utilizzabile da tutti gli attori coinvolti. E’ proprio per questo che nasce la necessità di disporre di un ambiente di condivisione dati.

In molti Paesi questo ambiente è definito CDE (Common Data Environment) secondo quanto definito dalle norme britanniche PAS 1192. In Italia il CDE prende il nome di ACDat (ambiente di condivisione dati) ed è definito dall’art.2 del DM 560/2017 e disciplinato dalle UNI 11337.

Il CDE è uno spazio di lavoro collaborativo in cui vengono raccolti, gestiti e condivisi i dati di un immobile durante l’intero ciclo di vita. Aiuta a garantire che tutti i membri di un team di progetto abbiano accesso alle informazioni più aggiornate e che le modifiche siano tracciate e controllate. Le caratteristiche principali di un CDE sono l’accessibilità a tutti i membri del team, la facilità di ricerca e di navigazione e un solido controllo delle versioni. In molti casi, l’uso di un CDE è obbligatorio.

Nel Regno Unito ad esempio, il Piano governativo sulle costruzioni ha richiesto l’utilizzo obbligatorio di un tale ambiente BIM collaborativo a partire dal 2020.

Il CDE, inoltre, rappresenta un requisito minimo per il raggiungimento del BIM di livello 3 su tutti i progetti pubblici nazionali; al riguardo ricordiamo brevemente i livelli di maturità del BIM definiti dal BIM Task Group:

  • Livello 0 – disegno 2D CAD
  • Livello 1 – disegno 2D/3D CAD
  • Livello 2 – BIM nella fase di progettazione e costruzione, principalmente per lavori pubblici
  • Livello 3 – BIM per la gestione di tutto il ciclo di vita di un edificio pubblico/privato.
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I Livelli BIM nel Regno Unito

Come si integrano BIM e CDE?

Il BIM e il CDE sono due tecnologie complementari che vengono utilizzate nel ciclo di vita di un edificio.

Il BIM è la metodologia che promuove una maggiore collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti in un progetto BIM, il common data environment (CDE) è lo strumento che consente a tutti questi soggetti di accedere e condividere tutte le informazioni importanti (compresi i modelli BIM, i disegni, le specifiche e i documenti) in un archivio centralizzato.

Ospitando tutti i dati del progetto in un unico luogo, si ha la sicurezza che tutti i partecipanti al progetto possono collaborare in maniera più efficiente, accedere alle versioni più aggiornate dei file ed evitare errori e duplicazioni del lavoro.

Utilizzando un CDE e integrando il BIM in tale sistema, i team di progetto possono lavorare insieme in modo più produttivo e accelerare in questo modo la trasformazione digitale del settore delle costruzioni.

Per sperimentare tu stesso queste due tecnologie e scoprire come la loro integrazione può portare numerosi vantaggi al tuo lavoro, ti consiglio di affidarti ad usBIM.platform, il common data environment di ACCA software in linea con lo standard internazionale UNI EN ISO 19650,  che favorisce il lavoro collaborativo e assicura elevati standard di sicurezza per garantire il successo del tuo progetto BIM.

CDE e BIM

Piattaforma BIM

Le norme tecniche su CDE e ACDat

La piattaforma di condivisione dei dati viene per la prima volta proposta, in maniera organica e definita, nelle norme tecniche britanniche: le norme della serie PAS 1192, dove assume il nome di Common Data Environment.

bim management

Schema di funzionamento del CDE

Questo concetto è stato successivamente ripreso nel nostro comparto normativo all’interno del Decreto Ministeriale 560/2017 sugli appalti pubblici (Decreto BIM) e nelle norme italiane della serie UNI 11337, dove ha assunto il nome di ambiente di condivisione dati, sinteticamente indicato con ACDat.

In particolare di esso si parla diffusamente all’interno della UNI 11337-5 e della UNI/TR 11337-6, norme dedicate alla precisazione delle modalità di redazione del Capitolato informativo.

Come noto, infatti, nel Capitolato informativo la stazione appaltante deve precisare i propri requisiti per la gestione informativa dell’intera commessa e, quindi, anche dell’ACDat.

Dovranno essere soddisfatti i seguenti aspetti:

  • accessibilità, secondo prestabilite regole, da parte di tutti gli attori coinvolti nel processo;
  • tracciabilità e successione storica delle revisioni apportate ai dati contenuti;
  • supporto di una vasta gamma di tipologie e di formati e di loro elaborazioni;
  • alti flussi di interrogazione e facilità di accesso, ricovero ed estrapolazione di dati (protocolli aperti di scambio dati);
  • conservazione e aggiornamento nel tempo;
  • garanzia di riservatezza e sicurezza.

Potrà essere richiesto all’affidatario di mettere a disposizione la struttura informatica ACDat ovvero la stazione appaltante stessa potrà renderla disponibile.

In ogni caso è auspicabile che la gestione di tale ambito resti in capo alla committenza, o direttamente o per il tramite di un proprio incaricato esterno.

Le UNI non specificano come dovrà funzionare l’ACDat e come, a tal fine, esso dovrà essere organizzato, ma solo i requisiti che dovrà soddisfare.

Stati di lavorazione del contenuto

Relativamente allo stato di lavorazione, vengono definiti quattro livelli:

  • L0 – in fase di elaborazione/aggiornamento. Il contenuto informativo si trova ancora in fase di “lavorazione” da parte del team di sviluppo specifico e quindi non è ancora disponibile agli altri operatori
  • L1 – in fase di condivisione. Il contenuto informativo pur se considerato completo per alcune discipline non lo è per tutte e quindi potenzialmente ancora oggetto di evoluzioni e modifiche
  • L2 – in fase di pubblicazione. Il contenuto informativo è definitivo e, pur se suscettibile ancora di revisioni, nessuno degli attori dovrebbe avere necessità/interesse ad apportare nuove modifiche
  • L3 – in fase di archiviazione. Può distinguersi ulteriormente: L3.V – archiviato ma ancora “valido”; L3.S – archiviato ma “superato”.

Il flusso informativo è descritto per via grafica con evidenziazione dell’evoluzione degli stati di lavorazione e approvazione, e con indicazione dei momenti relativi alle verifiche e coordinamento, precisate nella parte quinta della norma che illustreremo in un prossimo intervento.

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Il flusso informativo

Gate e stati di approvazione

Anche per lo stato di approvazione, esito dell’analogo processo conclusivo di ciascuna fase, sono definiti 4 livelli:

  • A0 – da approvare. In tal caso il contenuto informativo non ha ancora affrontato il processo di approvazione
  • A1 – approvato. Il contenuto informativo ha subito il processo di approvazione con esito positivo
  • A2 – approvato con commento. Pur avendo superato il processo di approvazione sono state riscontrate inadeguatezze tali da richiedere obbligatoriamente interventi puntuali per l’utilizzabilità ai fini previsti
  • A3 – Non approvato. Il processo di approvazione ha avuto esito negativo, richiedendo una rilavorazione profonda del contenuto informati-vo.

A questo scopo ogni passaggio tra un’area e la successiva prevede il passaggio attraverso un gate per i modelli realizzati e sviluppati presenti nell’Area di partenza, cioè un preventivo momento di valutazione del soddisfacimento dei requisiti previsti dall’Area di destinazione.

Tali gate sono chiaramente introdotti nelle PAS britanniche (come è facile desumere direttamente, ma è necessario che per ciascuna commessa il relativo Capitolato Informativo ne precisi finalità e relativi criteri di funzionamento.

Anche in questo caso le UNI ci aiutano a definire modalità di valutazione e verifica da utilizzare chiarendo (nella UNI 11337-4 e nella UNI 11337-5) i principali aspetti da verificare, i momenti in cui tali verifiche andranno eseguite e proponendo opportuni indicatori da utilizzare.

 

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